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Past Lives

22 Gennaio , 2024

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Movie Story

Regia di Celine Song, con Greta Lee, Teo Yoo, John Magaro, Seung-ah Moon, Seung Min Yim. Genere Drammatico, – USA, 2023, durata 106 minuti. Uscita cinema mercoledì 14 febbraio 2024 distribuito da Lucky Red.

IL MÉLO CLASSICO VIENE ATTUALIZZATO IN UN’OPERA RAFFINATA CHE REGALA SUGGESTIONI NON SOLO AGLI IRRECUPERABILI SENTIMENTALI.
Recensione di Emanuele Sacchi (mymovies.it)
giovedì 23 febbraio 2023
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Na-young e Hang-seo sono fidanzatini alle scuole medie, ma i genitori di Na Young devono trasferirsi da Seoul a New York. Da questa dolorosa separazione trascorrono dodici anni, dopo i quali Na-young, che ora si chiama Nora, e Hang-seo riescono a ritrovarsi e a comunicare via Skype. Di fronte all’impossibilità di incontrarsi nello stesso luogo, Nora sceglie di interrompere la relazione a distanza e concentrarsi sulla propria carriera di scrittrice a New York. Dopo altri dodici anni, Hang-seo vola a New York per vedere Nora.

Da Breve incontro in poi cinema e romanticismo, con quest’ultimo idealizzato, o meglio ancora tormentato e irrealizzabile, sono un connubio perfetto. Ne sa qualcosa Wong Kar-wai, ne sa qualcosa Richard Linklater.

Come rendere la materia più antica e apparentemente distante dal pragmatismo odierno viva e pulsante? Come farla parlare alla generazione del terzo millennio? Quesito che Celine Song non sembra porsi, trovando la più semplice delle soluzioni possibili, ossia un racconto in parte autobiografico e in parte romanzesco, a cui fornire una struttura narrativa insolita.

Lo si intuisce già dall’incipit di Past Lives, che non è solo una suggestiva introduzione alla storia, ne è anche chiave interpretativa. Le voci fuoricampo di ipotetici avventori del bar in cui si svolge la scena si interrogano sulla natura dei rapporti tra tre persone: un americano, un coreano e una coreano-americana. I punti di vista degli osservatori sono differenti e contrastanti, come lo sono per il trio in questione, in un film che prova a rendere conto delle diverse angolazioni da cui si può osservare questa ronde à trois, senza verità certe. L’amore è anche un incontro di punti di vista, e nella sua forma più pura è raro almeno quanto la concordanza di questi ultimi.

Quella di Celine Song, drammaturga al debutto nel lungometraggio, è una riflessione a tutto tondo sul relativismo dell’amore e su come questo sia inevitabilmente condizionato dal caso e dal destino, da avvenimenti anche ordinari o da coincidenze imprevedibili. La sorte ha in serbo per noi più di un bivio esistenziale: possono trattarsi di biforcazioni figurate oppure concrete e materiali, come i viottoli su cui si sofferma la macchina da presa per sottolineare la forza del primo distacco fisico tra Hang-seo e Na-young, in procinto di abbandonare Seoul.

Contenuti tutt’altro che nuovi, si dirà, memori della trilogia Before firmata Richard Linklater, ma se è evidente l’amore cinefilo di Song per il mélo classico e moderno, è altrettanto chiara, e tutt’altro che ovvia, la sua rielaborazione in forma contemporanea. Un’attualizzazione che attraversa linguaggio e contenuti e che tiene conto dei cambiamenti radicali sopraggiunti durante l’arco temporale della vicenda.

Sono tre i piani temporali intervallati da ellissi: gli anni Novanta dell’infanzia in Corea; il nuovo incontro grazie alla tecnologia, attraverso social e videochiamate Skype; l’inatteso viaggio di Hang-seo, che spezza l’equilibrio e destabilizza la vita newyorchese ormai consolidata di Nora. Il trittico misterioso che ne scaturisce è un triangolo amoroso scaleno, dai lati diseguali tra loro, in cui i molti se e ma su come avrebbero potuto andare le cose rimangono sospesi nell’aria che divide i personaggi, nella tensione invisibile che li avvicina e li allontana.

Il richiamo allo in-yuan, fatalismo amoroso della tradizione coreana legato alla reincarnazione, è suggestivo, come la potenza affabulatoria dell’amore inespresso e incompiuto: è quasi una storia d’amore, per citare un grande film di Peter Chan – Comrades: Almost a Love Story – che ha di certo lasciato un marchio nell’immaginario di Celine Song (alcune sequenze, come quella intorno alla statua della libertà, e il tema dell’immigrazione che unisce e insieme divide sembrano richiami espliciti al film).

Ma il personaggio di Nora, benché scosso da dubbi e rimpianti, ha la forza di dissacrare l’elemento romance e tornare alla realtà, definendo lo in-yuan come “pretesto per una tecnica coreana di seduzione”. È significativo che sia Nora, alter ego di Song, il personaggio proattivo e pragmatico, di fronte a due uomini confusi e smarriti, fragili e inclini a solidarizzare tra loro, anziché sfidarsi in una singolar tenzone di gelosia. Qui sta l’elemento più contemporaneo, che rende Past Lives qualcosa di più di un romantico mélo sull’amore platonico: il ribaltamento del ruolo tradizionalmente attribuito all’elemento maschile della coppia – un tempo trainante e oggi timido e passivo – e a quello femminile – Nora è una donna sicura di sé, avviata a una carriera promettente e disposta anche a sacrificare legami sentimentali pur di poterla perseguire.

Se la prima visione di Past Lives induce soprattutto alla speranza e alla curiosità per l’epilogo, sono quelle successive a rivelare come nessuna inquadratura avvenga per caso e il raffinato lavoro di Song evidenzi la concettualità che sorregge un lavoro pregevole. Non solo per irrecuperabili sentimentali, quindi: per godere di Past Lives è sufficiente essere umani, consapevoli innanzitutto della propria vulnerabilità.