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Peter von Kant (dal 19/5)

17 Maggio , 2023

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Movie Story

venerdì 19 ore 17.20 – 19.20
sabato 20 ore 21.20
domenica 21 ore 18.30 – 20.40
lunedì 22 ore 17.20 – 19.20
martedì 23 ore 19.20 (in vers. it.) – 21.20 (in v. or. sott. ita.)
mercoledì 24 ore 17.20 – 21.20

GIOVEDI’ RIPOSO SETTIMANALE

Regia di François Ozon, con Denis Ménochet, Isabelle Adjani, Khalil Ben Gharbia, Hanna Schygulla, Stefan Crepon – Francia, 2022, durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 18 maggio 2023 distribuito da Academy Two.

Siamo nel 1972. L’esuberante e pluri-premiato regista Peter Von Kant si sveglia nel suo appartamento di Colonia e immediatamente inizia a dare ordini a Karl, assistente tuttofare che non parla mai ma osserva di continuo. Annoiato dal lavoro, Peter riceve la visita di Sidonie, la sua diva e musa, che porta con sé il giovane Amir. Peter ci mette un secondo a infatuarsi del ragazzo, lo ospita a casa sua e decide di farne una star. Un amore impetuoso che consumerà il regista fino a fargli perdere il controllo.

Il film è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI.
Motivazione:
Un’operazione cinefila acuta e dislocante, sorprendente: Ozon torna a Fassbinder, coniuga Le lacrime amare di Petra Von Kant al maschile, in uno di quei cambi di genere che il cinema industriale chiama gender swap, e nel farlo riscrive la biografia e la poetica del regista tedesco, come a farlo resuscitare e rivivere tra le pareti della sua opera, dentro un lavoro che coincideva con la vita, e che qui si confonde letteralmente con essa, tra amorevole parodia e sentita nostalgia.

 

No more a love is in my arms,
When life decides so hard,
No feeling for the time,
The change for me is on the ground.

So much tenderness is in my head,
So much loneliness is in my bed,
So much tenderness over the world
(So Much Tenderness, testo di Rainer Werner Fassbinder e Peer Raben, cantata da Günther Kaufmann in Der Amerikanische Soldat,1970)

Feticcio
Il termine feticcio (dal portoghese feitiço, “artificiale”, a sua volta derivato del latino facticius, “fabbricato, costruito”, e dunque anche “falso, finto”) indica l’oggetto inanimato al quale viene attribuito un potere magico o spirituale, in virtù di uno spostamento semantico che trasfigura la cosa nel suo valore comune per investirla di un significato simbolico, individuale o di gruppo. […] Nella psicoanalisi è riferito a oggetti che, attraverso meccanismi di simbolizzazione, assumono un significato sessuale, divenendo in tal modo sostituti dell’oggetto d’amore.
Feticismo
Nella teoria di Marx, il fenomeno tipico dell’economia monetaria, e di quella capitalistica in partic., per cui le merci non rappresenterebbero semplici oggetti fisici ma rispecchierebbero rapporti sociali e situazioni antropologiche, mentre i rapporti tra gli uomini si rappresenterebbero rovesciati, come rapporti sociali tra cose.

Peter von Kant, ossia una vertigine tra feticcio, amore e amore per la citazione feticista. François Ozon è esplicito, nudo e senza vergogna in questa […] commovente, divertente, dichiarazione d’amore per (il cinema di) Fassbinder.
Quasi più audace del suo alter-ego, il suo doppelgänger fassbinderiano nel film, Denis Ménochet che interpreta Peter von Kant, regista di Colonia che sta per raggiungere l’apice del successo. Peter vive con Karl (Marx?) il suo anoressico e gayssimo assistente (Peer Raben?) in un appartamento camp, scenografia fatta da giganti riproduzioni di dipinti raffiguranti il martirio di San Sebastiano (Caracciolo, Poussin, Rubens…). Un mattino riceve la visita di Sidonie – una ritrovata, splendida splendente Isabelle Adjani che canta Each Man Kills the Thing He Loves / Jeder tötet was er liebt – la “migliore” amica, l’attrice che lui ha lanciato con il suo primo film. Con Sidonie arriva Amir Ben Salem (Khalil Gharbia) un 20enne riccioluto e bellissimo di cui Peter si innamora all’istante.
La storia prosegue seguendo Le lacrime amare di Petra von Kant, ma aprendo infiniti pop-up fassbinderiani: dai colori “querelliani” della fotografia e degli interni di casa von Kant al corpo (quasi) nudo di Denis Ménochet che si aggira ubriaco e cocainizzato tra le stanze dell’appartamento come una fiera in gabbia, come Fassbinder nell’episodio che realizzò per Germania in autunno.
E probabilmente Peter von Kant è sì un “libero adattamento” delle Bitteren Tränen, come recitano i titoli di testa del film, ma deve molto di più a quella ventina di minuti fassbinderiani che in Germania in autunno raccontano tutto il cinema di RWF, tutta la sua vita, il suo caos, l’amore e il potere che devasta l’amore incapace di azzerare i rapporti di classe.
Non è un caso che la Karin (Hanna Schigulla) di Petra von Kant diventi qui Amir Ben Salem: El Hedi Ben Salem era un immigrato marocchino-tunisino che Fassbinder conosce in una sauna francese nel 1971. Iniziano una relazione e Ben Salem arriva a essere l’iconico protagonista de La paura mangia l’anima. Nel 1975 Ben Salem interpreta un giovane prostituto marocchino ne Il diritto del più forte – altro titolo che innerva il remake/reenactement fetish di Ozon – e questo sarà il suo ultimo film. Tornato in Francia, viene arrestato per una rissa e si suicida in prigione.
E Amir Ben Salem abbandona Peter. E la furiosa lotta davanti alla porta tra i due ricorda la più scena finale de Il soldato americano, quando Rick (Karel Scheidt) viene ucciso insieme a Franz (Rainer Werner “Biberkopf” Fassbinder) e i due si avvinghiano morendo mentre Günther Kaufamann canta So Much Tenderness.
E in Peter von Kant arriva una incipriata, dolcemente svalvolata Hannah Schigulla che per calmare il figlio devastato dalla perdita del suo amore canta una ninna nanna. E chi di noi non avrebbe voluto avere una Hannah Schigulla, così come Ozon l’ha voluta. E una pianola suona jeder tötet, was er liebt, ogni uomo uccide ciò che ama.
E Ozon ha ucciso Fassbinder di infinito amore.
(Davide Oberto, cineforum.it)