venerdì 17: ore 17.00 – 19.10
sabato 18: ore 16.10 – 21.20
domenica 19: ore 18.20 – 20.40
lunedì 20: ore 17.00
martedì 21: ore 21.20 (v.o.s.)
mercoledì 22: ore 21.20
Regia di Dominik Moll, con Léa Drucker, Jonathan Turnbull, Solan Machado Graner, Sandra Colombo, Guslagie Malanga. Titolo originale: Dossier 137. Genere Thriller, – Francia, 2025, durata 115 minuti. Uscita cinema giovedì 16 aprile 2026 distribuito da Teodora Film.
La polarizzazione tra polizia e società civile in un film che mantiene la purezza narrativa rifiutando ogni faziosità.
Recensione di Paola Casella (mymovies.it)
venerdì 16 maggio 2025
PREMIO CESAR 2026 COME MIGLIORE ATTRICE A LEA DRUCKER
Guillaume ha vent’anni e insieme alla madre, la sorella e il ragazzo della sorella parte dalla provincia francese per partecipare ad una manifestazione dei gilet gialli a Parigi. Il gruppetto famigliare, partito come per una scampagnata, non fa pare della protesta più strutturata e aggressiva, ma Guillaume si beccherà comunque un colpo di pistola in testa da un poliziotto antisommossa. Il caso, cui viene assegnato il numero di protocollo 137, arriva sulla scrivania di Stephanie, una poliziotta adibita a investigare l’uso della violenza, da parte delle forze dell’ordine, “non necessaria e proporzionata”. E lei conducendo le indagini con diligente meticolosità, nella crescente disapprovazione dei suoi colleghi e persino del suo ex marito, anche lui poliziotto. Riuscirà a ristabilire la verità e a fare giustizia?
Dossier 137 è una disamina della polarizzazione fra polizia e società civile che esamina le ragioni di tutti e racconta in modo originale il rapporto di sfiducia che si è instaurato fra i cittadini e le forze dell’ordine.
La regia di Dominik Moll, già autore di La notte del 12 che raccontava un altro complicato caso di polizia, è asciutta e rigorosa, e mette in contrapposizione le opposte visioni senza sensazionalismi e senza scene madri, mostrando la quotidianità di certe dinamiche di sopraffazione.
Al centro di un film che si potrebbe definire “di genere” c’è una monumentale Léa Drucker che interpreta il ruolo di Stephanie in sottrazione, facendoci percepire sotto la quieta superficie della sua compostezza adulta la rabbia che le monta dentro davanti all’ingiustizia istituzionalizzata, così come la tristezza di fronte alla convinzione della gente che All Cops Are Bastards.
Il suo rapporto con i genitori e il figlio aggiunge complessità al suo personaggio di persona responsabile che non ama le decisioni draconiane e studia le zone grigie dell’esistenza – ma questo non le impedisce di stabilire con chiarezza quale sia la cosa giusta da fare.
Lo sguardo morale di questa storia ricorda quello di Giurato Numero 2 di Clint Eastwood e di Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, e c’è un’attenzione particolare a non spettacolarizzare la violenza e a non cavalcare l’indignazione fine a se stessa. Fra i “cattivi” ci sono anche i sindacati, gli avvocati e i dirigenti di polizia che si attaccano ai cavilli e alle tecnicità per assicurare l’impunità ai colpevoli.
I poliziotti ritengono di essere in guerra e di dover difendere la Repubblica, e sono stanchi di essere presi a insulti e sassate. I manifestanti combattono contro ingiustizie sociali sempre più grandi e sono stanchi di essere colpiti e presi in custodia anche quando protestano in modo pacifico, magari assistendo all’impunità nei confronti dei poliziotti che agiscono al di fuori della legge. Moll mette in scena questa contrapposizione mantenendo una purezza narrativa che rifiuta le faziosità e i manicheismi di comodo.
Stephanie “non ha sentimenti personali” nel fare il suo lavoro, ma rivendica la propria umanità e il dovere di conoscere (e rivelare) la verità, senza farsi fermare dalle appartenenze di categoria. Ma il mondo preferisce trascorrere il tempo sul web a guardare i video di gattini invece che affrontare la complessità del presente, che vede contrapposte quelle parti sociali che potrebbero battersi insieme per l’equità salariale e la difesa della comune decenza. Intorno a loro c’è la Parigi di oggi, fra lotte intestine e ferite recenti ancora molto aperte, come l’attacco terroristico al Bataclan.