lunedì 8: ore
martedì 9: ore
mercoledì 10: ore
Regia di Nanni Moretti, con Marco Messeri, Nanni Moretti, Ferruccio De Ceresa, Margarita Lozano, Eugenio Masciari. Genere Drammatico, – Italia, 1985, durata 94 minuti. Uscita cinema lunedì 25 maggio 2026 distribuito da Cat People
Un meritato Orso d’argento per il film di Moretti che presenta uno dei personaggi più intensi della sua filmografia.
Recensione di Luisa Ceretto
Don Giulio fa ritorno a Roma, dove è nato e cresciuto, per sostituire un prete che ha abbandonato l’abito talare e messo su famiglia. Giulio è molto contento di poter rivedere i propri cari, in particolare di riabbracciare la madre e la sorella, e gli amici di un tempo. Si rende ben presto conto però che nonostante i suoi sforzi per rendersi utile e per dare suggerimenti, non riesce a risolvere i problemi che affliggono chi gli sta intorno, quasi che le sue risposte non potessero più essere di alcun aiuto. L’infelicità che lo circonda, incrina le sue certezze …
La messa è finita prosegue l’indagine avviata con Bianca, che ha come perno centrale la riflessione sulla coppia, la ricerca della felicità.
Qui il cerchio si stringe e si chiude sul nucleo familiare del protagonista, per poi riverberarsi verso l’esterno.
È infatti nel momento in cui è la coppia dei propri genitori a scardinarsi, che si rende ancora più evidente per Giulio il senso di inadeguatezza e di perdita di equilibrio che via via avverte. Un travaglio spirituale che ha inizio da quando si trasferisce da un’isola del Mar Tirreno alla capitale, reimmergendosi nei suoi ritmi vitali. Se Roma è inizialmente un bellissimo panorama da osservare dall’alto, uno scenario la cui magnificenza lascia senza parole, progressivamente ne emerge un ritratto per nulla agiografico.
Vincitore meritatamente dell’Orso d’argento al festival di Berlino, con La messa è finita l’autore dà vita al suo personaggio più intenso. È un Moretti sofferente, naif, ignaro delle implicazioni della sfera sentimentale, carico di un’irascibilità muta, severo, che si muove sullo sfondo di una società istintiva, razzista, profondamente egoista e violenta – sono illuminanti le scene in cui Giulio ripetutamente viene picchiato perché rivendica un proprio diritto, oppure perché tenta di prendere le difese dell’amico omosessuale. Un’Italia che sta uscendo da una delle pagine più drammatiche, uno degli amici del sacerdote è in carcere con l’accusa di terrorismo, una società che ama esibirsi, che non ascolta se non la propria voce, profondamente sorda.
Moretti riesce egregiamente a dare corpo al proprio disagio, una sofferenza non verbalizzata, grazie ad una gestualità che evidenzia il proprio malessere nell’ascoltare ancora le ragioni altrui, le richieste di assoluzione, di benevolenza, di comprensione. Pellicola cupa, amara, nel finale tuttavia si schiude uno spiraglio di positività, un’alternativa ad un sistema di vita ritenuto ormai inaccettabile, forse più semplice.
Memorabile la sequenza del tuffo nel mare col quale si apre il film, forse implicito rimando ai Quattrocento Colpi, e più ancora all’Atalante di Jean Vigo, e al”perdersi” della sua protagonista, la sposa che fugge via dalla monotonia della vita sul barcone, per la sfavillante ville lumière.