Regia di Kore’eda Hirokazu, con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Kayo Noro. Genere Drammatico, – Giappone, 2026, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 12 novembre 2026 distribuito da Lucky Red, Bim Distribuzione
Una storia di come le storie salvino la vita e possano essere un motore inesauribile di pura gioia.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 9 settembre 2026
Giappone. Fujino e Kyomoto hanno una comune passione per il disegno e creano strisce di fumetti manga per il giornalino scolastico delle elementari, ma ancora non si conoscono, perché Fujino va a scuola tutti i giorni insieme agli altri bambini di quarta, mentre Kyomoto è un’alunna non frequentante. Quando, alla fine della quinta elementare, il maestro chiede a Fujino di portare il certificato di diploma a casa di Kyomoto e consegnarglielo personalmente, Fujino è contrariata: considera Kyomoto la sua più temibile rivale al titolo di migliore disegnatrice della scuola, e addirittura si è allontanata dal disegno per evitare quel confronto. Ma Kyomoto si rivela una sua grande fan e la definisce addirittura la sua maestra. Fra le due nasce un’amicizia destinata a durare nel tempo, e una collaborazione artistica che porterà entrambe ad ottenere il successo come mangaka, cioè disegnatrici di manga.
Look Back è la versione cinematografica live action del manga omonimo del fumettista giapponese Tatsuki Fujimoto, appena 28enne all’epoca dele pubblicazione, dal quale era già stato tratto due anni fa un anime realizzato dallo Studio Durian. Il regista, sceneggiatore e montatore giapponese Hirokazu Kore-eda è maestro nel raccontare le anime giovani che riescono (ancora) a vivere in purezza le loro emozioni.
E sono proprio le emozioni delle due bambine che crescono e creano insieme al centro di questa storia di amicizia di quelle che “non avremo più” con la stessa intensità e fiducia reciproca, come direbbero i protagonisti di Stand By Me. Le due protagoniste si completano: se Fujino è vulcanica, estroversa, solare, piena di idee, ma anche competitiva, impulsiva e portata a privilegiare l’aspetto commerciale del suo talento, Kyomoto è timida e introversa, ha paura delle persone, “non fa rumore ma c’è”, ed è animata da una voglia inesauribile di migliorarsi, nonché direzionata verso un’espressione artistica più alta e ampia. A interpretare (benissimo) le due protagoniste nella versione teenager sono Natsuki Deguchi e Aju Makita, già protagoniste della serie Netflix Makanai, sempre diretta da Kore-eda. Unica pecca: le due attrici sono ventenni, e un po’ si nota.
Le bambine, e poi ragazze, traggono ispirazione l’una dall’altra, si stimolano a vicenda. Fujino riuscirà a scongiurare la deriva hikikomori di Kyomoto, facendola uscire da quella stanza in cui lavora instancabilmente ai suoi manga, e Kyomoto resterà a guardia del talento genuino dell’amica e della libertà di esprimerlo, a fondo perduto, comprendendone il senso profondo e la necessità identitaria. Look Back è anche una storia di come le storie, e la voglia di raccontarle, salvino la vita e possano essere un motore inesauribile di pura gioia sia per chi le crea che per chi le ascolta.
Hirokazu Kore-eda procede con il suo consueto ritmo tranquillo, a dimensione umana, non si fa (e non ci fa) mettere fretta, si infila quietamente nella stanza dove le due giovani protagoniste lavorano fianco a fianco senza invadere la loro intimità, le segue con trasporto mentre corrono fra i prati e incespicano nella neve alta, le accompagna con musiche soavi, pronto ad abbandonarle se serve: memorabile la scena muta che assiste all’esultanza delle due amiche davanti ad una notizia molto attesa, con pari discrezione dello sguardo e partecipazione emotiva. Se queste due anime non si fossero incontrate la loro arte avrebbe volato in altre direzioni, probabilmente più basso: ma per fortuna quell’incontro cambia la vita di entrambe.
La storia di Fujino e Kyomoto avrà una svolta improvvisa, e Kore-eda ci concederà una poetica sliding door, nonché un momento magico e fiabesco in cui le bambine entrano nel loro universo, in una sequenza che solleva lo spirito di chi guarda verso l’alto, rendendoci partecipi dell’unicità di un’amicizia creativa capace di volare, e ricordandoci che la felicità è possibile soprattutto quando è condivisa. Il Giappone del regista è fatto di prati verdi che ondeggiano (le scene agresti sono state girate a Nikaho, cittadina natale dell’autore del manga originale) e di città operose che si impegnano, ma soprattutto di quel rumore del mare che può essere evocato da due mani strofinate l’una contro l’altra. “Perché disegni?”, chiederà Kyomoto a Fujino, che è come dire “Perché esisti?”. Hirokazu Kore-eda lo chiede a se stesso e a noi, convinto che tutti abbiamo dentro l’infinito, e dobbiamo prendercene la responsabilità.